lunedì 20 aprile 2026

Una (breve) storia naturale della Grotta della Madonna

Foto pubblicata da Stefano Landi sul gruppo Facebook "Il Golfo della Spezia nel '900"

La grotta della Madonna  vive nei ricordi degli spezzini meno giovani, che fecero in tempo a visitarla nel corso della loro infanzia. Per molti rappresenta l’archetipo della grotta visitabile che coniuga meraviglia per il fenomeno naturale  e slancio devozionale popolare. Potremmo in effetti definirla una icona “pop”.

Nell’epoca dei social è spesso argomento di discussione, alimentata soprattutto da chi vorrebbe vederla aperta, anche in chiave turistica.

Purtroppo manca nei più la consapevolezza di che fenomeno naturale sia la Grotta, perché si sia formata, perché in quel punto; manca per l’appunto quel patrimonio di conoscenze che dovrebbe essere alla base di ogni proposta oculata in merito al destino di questa “peculiarità” spezzina.

Perché proprio di una caratteristica spezzina si tratta: insieme alle “sprugole” è infatti un fenomeno carsico legato alla natura della roccia di cui è costituito soprattutto il promontorio occidentale del Golfo, le colline che separano la Piana oggi occupata dall’Arsenale dal mare di Tramonti.

Carta geologica del Prof. Giovanni Capellini. In verde le rocce calcaree.

La roccia calcarea che costituisce la cosiddetta “Lama della Spezia”, che va dalle isole del Golfo alla zona di Cassana nella media Va di Vara, è una roccia permeabile, che lascia filtrare l’acqua in profondità, dando vita ai fenomeni carsici sotterranei: grotte, stalattiti, stalagmiti, corsi d’acqua sotterranei.

In provincia della Spezia le grotte censite raggiungibili dalla superficie, che rappresentano quindi solo una piccola parte delle cavità presenti nel sottosuolo, sono infatti circa 250, di cui 47 solo nel comune capoluogo. 

Catasto Ligure Grotte

Ma qual è la particolarità della Grotta della Madonna quindi? Che cosa la rende così interessante rispetto a tante altre?

Quello che la contraddistingue è ovviamente quella stalagmite di notevoli dimensioni che la fantasia popolare ha voluto paragonare alla figura della Madonna. Una stalagmite è un pinnacolo che si forma in una grotta a causa del percolamento di gocce d’acqua dal soffitto: sulla volta si forma una stalattite, che convoglia le gocce d’acqua a cadere sul pavimento, in cui si forma appunto una stalagmite.

Questo avviene come fenomeno inverso a quello della corrosione che ha formato le cavità sotterranee: ovvero dapprima l’acqua che filtra dalla superficie si arricchisce di anidride carbonica trasformandosi in acido carbonico, che reagisce con il calcare (carbonato di calcio) rendendolo solubile; quando l’acqua arricchita di bicarbonato di calcio (frutto della reazione tra carbonato di calcio e acido carbonico) “sgorga” in uno spazio aperto, dove c’è minore concentrazione di anidride carbonica, avviene la reazione contraria: il carbonato di calcio si deposita, a “ricostruire” la roccia, dando vita appunto a stalattiti e stalagmiti.

Perché questo avvenga occorre che si realizzi un delicato equilibrio: tra acque percolanti, concentrazione di anidride carbonica, insieme a temperature non troppo alte e ventilazione non eccessiva, fattori questi ultimi che tenderebbero a far asciugare troppo l’ambiente di grotta.

Ciò avviene di solito nelle grotte situate nel profondo del sottosuolo, più difficilmente in quelle collegate alla superficie. 

E difatti la Grotta della Madonna si è formata nelle profondità della collina di Maggiano, sopra a Rebocco, e solo un intervento umano la ha portata “alla luce”. Si, perché non tutti sanno che questa cavità è emersa all’interno di una cava di calcare che era stata aperta nella zona di Proffiano; una delle tante cave aperte per la costruzione dell’Arsenale, delle altre fortificazioni e della città che si andava espandendo molto velocemente tra fine 800 ed inizi 900.

A sinistra una recente carta topografica della zona di Rebocco-Proffiano, a destra una mappa del 1860. Il simbolo con la croce rossa indica il punto in cui si trova la Grotta della Madonna, la linea arancione il fronte della cava, ovvero fin dove si è scavato. La linea rossa indica il piede della collina quando era ancora intatta, e nella carta antica si può vedere la strada di Maggiano che la percorreva per l'intero crinale, fino ad arrivare al piano a Rebocco. Strada che si è dovuta deviare a causa della cava, come possiamo vedere nella carta topografica moderna. L'imbocco della cava si trova a 40 metri di altitudine, mentre la collina in quel punto misurava tra i 50 ed i 60 metri di altezza, Per cui il punto dell'attuale ingresso si trovava in origine a circa 15 metri di profondità.

Sovrapposizione della mappa del 1860 resa in 3D su immagine tridimensionale di Google Earth. L'asterisco indica la posizione dell'imboccatura della Grotta. Si noti il percorso di crinale (strada di Maggiola) sparito insieme al versante in seguito all'apertura della cava di calcare.

E qui emerge la peculiarità della grotta della Madonna, che dovrebbe informare i criteri gestionali della stessa: pur essendo stata messa in luce, alterando di fatto il delicato equilibrio carsico che aveva determinato la formazione della famosa stalagmite, la sua successiva chiusura ha di fatto riattivato il processo costruttivo, di concrezione calcarea, e ridato “vita” alla cavità. Vengono infatti dette “vive” quelle grotte in cui il processo di corrosione e concrezione è attivo e mantiene sempre in funzione la dinamica della grotta.

L’eccezionalità della nostra grotta è quindi dovuta al fatto che, malgrado lo sconquasso generato dalla apertura della cava, per un puro caso si è mantenuta attiva la circolazione sotterranea dell’acqua (che di solito è la prima a scomparire) e la semplice chiusura della porta di accesso (abbinata probabilmente alla forma della cavità e a chissà quali altri microfattori) ha ricreato un equilibrio che se lo avessimo voluto generare in laboratorio avremmo probabilmente avuto difficoltà a riuscirci …

Foto caricata da Carlo Tosti sul gruppo Facebook "Il Golfo della Spezia nel '900". Si nota che il processo di formazione delle concrezioni calcaree è tornato attivo. In altre foto si vede che le incrostazioni hanno gradatamente coperto anche le opere umane interne alla cavità.

Il fatto di avere facile accesso, seppure saltuario e mediato da quei pochi che possono testimoniare con foto e video l’interno, è di fatto già un grande privilegio per la nostra comunità. Ed è questo il vero valore della Grotta della Madonna, e non la sua “valorizzazione turistica” che di fatto metterebbe in una situazione di “stato comatoso” quella che potremo definire la “vita geologica” di una cavità carsica.

Il valore della Grotta della Madonna è infatti proprio quello di essere una grotta attiva a pochi metri dalla superficie, per cui facilmente raggiungibile.

Ma se la grotta venisse aperta al pubblico e infrastrutturata, tutto questo sparirebbe, e potremmo quindi ammirare una cosa bellissima ma “morta”. 

Questo vuol dire non poterci più accedere? Non è detto. Andrebbero studiate le possibilità; la grotta potrebbe essere accessibile solo in poche occasioni, magari garantendo un semplice affaccio, solo per motivi di studio e didattici. Altrimenti potrebbe essere studiata l’alternativa di una “visita virtuale”, dall’esterno, magari con qualche sonda video comandabile che dia agli studenti spezzini la possibilità di vivere comunque l’emozione di perlustrare la “loro” grotta.

Insomma inventiamoci qualcosa, ma manteniamoci la possibilità di seguire da vicino nel tempo l’evoluzione  di un fenomeno naturale eccezionale come questo! 



lunedì 19 gennaio 2026

La Polla di Cadimare resiste e va recuperata

La Polla di Cadimare che resiste: tesi a favore di un suo recupero

In merito al destino del Campo in Ferro di Cadimare, all'interno della base della Marina Militare, di cui è previsto un ulteriore interramento e banchinamento. Al di sotto della discarica del Campo in Ferro soggiace ancora la Polla di Cadimare.

La Polla di Cadimare è un fenomeno carsico (alla Spezia possiamo dire: "fenomeno sprugolare"), ovvero una sorgente alimentata da un flusso d'acqua proveniente dal sottosuolo fessurato, tipico delle rocce calcaree come quelle del lato occidentale del Golfo.

La Lama della Spezia è infatti una formazione tettonica costituita da calcari di diversa natura che danno vita a svariati fenomeni carsici: inghiottitoi, doline e risorgive in superficie; grotte e corsi d'acqua sotterranei in profondità. Si estende dalla zona di Cassana in Val di Vara fino alle isole del Golfo: Palmaria, Tino e Tinetto.

Le rocce calcaree hanno due caratteristiche principali:

  1. Sono compatte e rigide, per cui tendono a fratturarsi a causa dei movimenti di compressione e, soprattutto, di distensione della crosta terrestre.

  2. Hanno una composizione chimica per cui reagiscono dissolvendosi in presenza di acqua arricchita dall'anidride carbonica presente nel suolo.

Di conseguenza, l’intera Lama della Spezia funziona come un immenso bacino di alimentazione (dove l’acqua piovana in parte scorre in superficie e in parte sfrutta le fratture per scendere in profondità) e di riserva. L’acqua riempie le cavità sotterranee e alimenta le risorgive carsiche, che rappresentano il "troppo pieno": quando cioè la pressione idraulica permette all'acqua di risalire tra i detriti e fuoriuscire in superficie.

Carta geologica del Golfo della Spezia di Giovanni Capellini (1863). In verde le aree contraddistinte da rocce calcaree.

La Polla di Cadimare è una delle numerose risorgive del Golfo, che rappresentano uno dei fenomeni naturalistici forse più interessanti del nostro territorio, da sempre studiato e descritto da scienziati e letterati. La Sprugola della Spezia, la Gran Polla di Maggiano, la Nympharum domus, insieme appunto alla Polla di Cadimare, non hanno rappresentato solo un'importante risorsa idrica ed energetica (forza motrice per i mulini della Piana), ma anche un rilevante fenomeno scientifico e identitario; in certi casi, come quello del promontorio che divide Marola da Cadimare, anche turistico.

Non per niente Agostino Fossati l’ha immortalata in una delle sue tele più affascinanti, di proprietà del Municipio e ora esposta nella mostra permanente accanto al Museo del Sigillo in Via Prione. Questo fenomeno naturale così insolito compariva anche in alcune guide turistiche d'epoca: in certi periodi, infatti, la pressione dell’acqua dolce era talmente forte da formare una specie di "fontanella" sul pelo dell’acqua marina, risultando una vera e propria attrazione.

Agostino Fossati. La polla di Cadimare.

Ha senso allora cercare di recuperarla? Certamente, per i motivi sopraddetti: per il suo interesse scientifico, culturale e per la sua testimonianza storica. In tal senso, andrebbe custodito e fatto conoscere l’intero "sistema delle risorgive carsiche della Spezia" (con particolare riferimento al laghetto della Sprugola), uno dei caratteri geografici e idrogeologici salienti del nostro magnifico Golfo.

Ma è possibile? Presumibilmente sì, visto che la Polla continua a esistere. Lo dimostra il fatto che il muro di contenimento della discarica del "Campo in ferro", che ne ha preso il posto, continua a subire i dissesti causati proprio dalla risorgiva, come evidenziato dalle prospezioni geologiche realizzate dal Prof. Giovanni Raggi su incarico della Marina negli anni '80.

Sezione del Campo in Ferro con affioramenti delle acque della Polla e conseguente dissesto della banchina. Ridisegnato da G. Raggi. Il sottosuolo della Spezia: le rocce, i terreni, le acque (Accademia lunigianese di Scienze G. Capellini, 2007)

Conviene alla Marina Militare? Dovrebbe, visto che tali fenomeni naturali sono conseguenza di fattori non controllabili dall’uomo: parliamo di spostamenti di volumi immensi d’acqua dovuti a un equilibrio che si realizza su superfici geografiche vastissime. Qualsiasi riempimento o confinamento, come quello ipotizzato recentemente, verrebbe prima o poi minato alle fondamenta.

Ma cosa ce ne facciamo se la vista rimarrà preclusa? L’area è attualmente interdetta perché militare e interessata dagli ampliamenti della cosiddetta "Base Blu". Tuttavia, occorre valutare che si tratta di un fenomeno naturale che crea condizioni particolari, sia localmente (microhabitat) sia a più ampio raggio, generando quelle condizioni di acque salmastre ideali per la proliferazione dei mitili e favorendo quindi la mitilicoltura.

In questa fase di crisi ambientale, che purtroppo andrà aggravandosi, recuperare gli ecosistemi è fondamentale: renderà il nostro ambiente più resiliente, ovvero capace di resistere a eventi estremi. Senza contare la potenziale importanza della risorsa idrica in un futuro in cui l'acqua dolce sarà sempre più rara e preziosa.

C’è infine un fattore storico-sociale. La trasformazione del Golfo in Piazzaforte marittima per la costruzione dell’Arsenale è stata una delle più grandi mutazioni subite da un territorio italiano per un intervento statale. La Spezia e le sue adiacenze vennero stravolte nei connotati. Le popolazioni del tempo pagarono caro l’avvento dell’Arsenale: spazi immensi espropriati ed un’economia rivoluzionata. Fu l’inizio di una servitù militare in cui la città guadagnò in occupazione, ma pagò caramente in termini di ambiente e salute.

Oggi occorre che lo Stato riconosca finalmente il prezzo pagato dalla comunità spezzina e si impegni per favorire il recupero ambientale e la rinaturalizzazione dei siti. La Polla di Cadimare può rappresentare, da questo punto di vista, un elemento simbolico ma anche concreto di altissimo valore.