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| Foto pubblicata da Stefano Landi sul gruppo Facebook "Il Golfo della Spezia nel '900" |
La grotta della Madonna vive nei ricordi degli spezzini meno giovani, che fecero in tempo a visitarla nel corso della loro infanzia. Per molti rappresenta l’archetipo della grotta visitabile che coniuga meraviglia per il fenomeno naturale e slancio devozionale popolare. Potremmo in effetti definirla una icona “pop”.
Nell’epoca dei social è spesso argomento di discussione, alimentata soprattutto da chi vorrebbe vederla aperta, anche in chiave turistica.
Purtroppo manca nei più la consapevolezza di che fenomeno naturale sia la Grotta, perché si sia formata, perché in quel punto; manca per l’appunto quel patrimonio di conoscenze che dovrebbe essere alla base di ogni proposta oculata in merito al destino di questa “peculiarità” spezzina.
Perché proprio di una caratteristica spezzina si tratta: insieme alle “sprugole” è infatti un fenomeno carsico legato alla natura della roccia di cui è costituito soprattutto il promontorio occidentale del Golfo, le colline che separano la Piana oggi occupata dall’Arsenale dal mare di Tramonti.
La roccia calcarea che costituisce la cosiddetta “Lama della Spezia”, che va dalle isole del Golfo alla zona di Cassana nella media Va di vara, è una roccia permeabile, che lascia filtrare l’acqua in profondità, dando vita ai fenomeni carsici sotterranei: grotte, stalattiti, stalagmiti, corsi d’acqua sotterranei.
In provincia della Spezia le grotte censite raggiungibili dalla superficie, che rappresentano quindi solo una piccola parte delle cavità presenti nel sottosuolo, sono infatti circa 250, di cui 47 solo nel comune capoluogo.
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| Catasto Ligure Grotte |
Ma qual è la particolarità della Grotta della Madonna quindi? Che cosa la rende così interessante rispetto a tante altre?
Quello che la contraddistingue è ovviamente quella stalagmite di notevoli dimensioni che la fantasia popolare ha voluto paragonare alla figura della Madonna. Una stalagmite è un pinnacolo che si forma in una grotta a causa del percolamento di gocce d’acqua dal soffitto: sulla volta si forma una stalattite, che convoglia le gocce d’acqua a cadere sul pavimento, in cui si forma appunto una stalagmite.
Questo avviene come fenomeno inverso a quello della corrosione che ha formato le cavità sotterranee: ovvero dapprima l’acqua che filtra dalla superficie si arricchisce di anidride carbonica trasformandosi in acido carbonico che reagisce con il calcare (carbonato di calcio) rendendolo solubile; quando l’acqua arricchita di bicarbonato di calcio (frutto della reazione tra carbonato di calcio e acido carbonico) “sgorga” in uno spazio aperto, dove c’è minore concentrazione di anidride carbonica, avviene la reazione contraria: il carbonato di calcio si deposita, a “ricostruire” la roccia, dando vita appunto a stalattiti e stalagmiti.
Perché questo avvenga occorre che si realizzi un delicato equilibrio: tra acque percolanti, concentrazione di anidride carbonica, insieme a temperature non troppo alte e ventilazione non eccessiva, fattori questi ultimi che tenderebbero a far asciugare troppo l’ambiente di grotta.
Ciò avviene di solito nelle grotte situate nel profondo del sottosuolo, più difficilmente in quelle collegate alla superficie.
E difatti la Grotta della Madonna si è formata nelle profondità della collina di Maggiano, sopra a Rebocco, e solo un intervento umano la ha portata “alla luce”. Si, perché non tutti sanno che questa cavità è emersa all’interno di una cava di calcare che era stata aperta nella zona di Proffiano; una delle tante cave aperte per la costruzione dell’Arsenale, delle altre fortificazioni e della città che si andava espandendo molto velocemente tra fine 800 ed inizi 900.
E qui emerge la peculiarità della grotta della Madonna, che dovrebbe informare i criteri gestionali della stessa: pur essendo stata messa in luce, alterando di fatto il delicato equilibrio carsico che aveva determinato la formazione della famosa stalagmite, la sua successiva chiusura ha di fatto riattivato il processo costruttivo, di concrezione calcarea, e ridato “vita” alla cavità. Vengono infatti dette “vive” quelle grotte in cui il processo di corrosione e concrezione è attivo e mantiene sempre in funzione la dinamica della grotta.
L’eccezionalità della nostra grotta è quindi dovuta al fatto che, malgrado lo sconquasso generato dalla apertura della cava, per un puro caso si è mantenuta attiva la circolazione sotterranea dell’acqua (che di solito è la prima a scomparire) e la semplice chiusura della porta di accesso (abbinata probabilmente alla forma della cavità e a chissà quali altri microfattori) ha ricreato un equilibrio che se avessimo voluto generarlo in laboratorio avremmo probabilmente avuto difficoltà a riuscirci …
Il fatto di avere facile accesso, seppure saltuario e mediato da quei pochi che possono testimoniare con foto e video l’interno, è di fatto già un grande privilegio per la nostra comunità. Ed è questo il vero valore della Grotta della Madonna, e non la sua “valorizzazione turistica” che di fatto metterebbe in una situazione di “stato comatoso” quella che potremo definire la “vita geologica” di una cavità carsica.
Il valore della Grotta della Madonna è infatti proprio quello di essere una grotta attiva a pochi metri dalla superficie, per cui facilmente raggiungibile.
Ma se la grotta venisse aperta al pubblico e infrastrutturata, tutto questo sparirebbe, e potremmo quindi ammirare una cosa bellissima ma “morta”.
Questo vuol dire non poterci più accedere? Non è detto. Andrebbero studiate le possibilità; la grotta potrebbe essere accessibile solo in poche occasioni, magari garantendo un semplice affaccio, solo per motivi di studio e didattici. Altrimenti potrebbe essere studiata l’alternativa di una “visita virtuale”, dall’esterno, magari con qualche sonda video comandabile che dia agli studenti spezzini la possibilità di vivere comunque l’emozione di perlustrare la “loro” grotta.Insomma inventiamoci qualcosa, ma manteniamoci la possibilità di seguire da vicino nel tempo l’evoluzione di un fenomeno naturale eccezionale come questo!





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