Dove è Vallestrieri
La zona interessata dal Progetto corrisponde alla cima posta a nord-ovest del Forte della Rocchetta ed è raggiungibile con la medesima strada “militare” che conduce al Forte. In pratica appartiene al crinale spartiacque del Monte Carpione, caratterizzato da cime più o meno "piatte" in relazione alla natura carsica del promontorio.
La sua storia e la sua specificità
Al momento della realizzazione del sistema difensivo del Golfo in conseguenza della realizzazione dell’Arsenale Militare Marittimo della Spezia la zona venne espropriata dallo Stato (siamo negli anni 80 dell’800) in previsione della costruzione del Forte della Rocchetta.
Coincide quindi con questo evento l’improvviso e totale abbandono sia delle case presenti che delle attività agricolo-pastorali. Quindi la storia dell’abbandono delle coltivazioni è del tutto peculiare rispetto al resto del territorio, dove l’interruzione delle attività tradizionali è stata lenta e graduale raggiungendo l’apice tra il dopoguerra e gli anni 70, per proseguire poi fino ai giorni nostri.
Fino alla metà degli anni 60’ del XX secolo una parte dell’area risultava ancora libera dal bosco mentre già nel 1986 la vegetazione arborea era nettamente prevalente.
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Foto satellitare del 1986 |

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Foto aerea del 1965; nel perimetro dell’area sono evidenziate con retinatura gialla le aree previste nel progetto come coltivi. |
Vallestrieri oggi
L’area oggi è in massima parte occupata da un bosco in buona
parte maturo, nel senso che è costituito dalle specie autoctone attese, cioè
quelle in equilibrio con i fattori ecologici presenti. Ovvero: sui versanti più
freschi rivolti a nord un querceto-carpineto che lascia il posto nella zona cacuminale
e nei versanti meridionali alla lecceta, “pura” nella parte interna e frammista
ad altre specie, sempre autoctone, nel margine ovest (più che altro roverella e
pino d’Aleppo).
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In verde la parte di bosco che il Progetto prevede di mantenere tale. La parte in cui è previsto il taglio è occupata prevalentemente da lecceta, ed in misura minore da bosco misto a prevalenza di leccio. In blu sono evidenziati i punti in cui si trovano le rovine degli antichi edifici, in massima parte immerse nel bosco. |
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Dei vecchi edifici abbandonati a fine ‘800 (n.23) rimangono in massima parte solo rovine immerse nel bosco, con la presenza di un unico edifico abitato fino ad epoche recenti (quello posto più a nord, all’interno dell’unica radura presente a Vallestrieri, la cosiddetta “casa del cantoniere”). |
I resti della maggior parte degli edifici presentano murature a secco, senza l’utilizzo della malta, il che testimonia riguardo al periodo di costruzione (si ipotizza XVI-XVII secolo) e spiega anche in parte la condizione di rovina odierna.
Il Progetto
Il progetto si intitola “INTERVENTO PER LA VALORIZZAZIONE DEL COMPENDIO DI “VALLESTRIERI” – P.U.O.” e deriva dall’acquisizione da parte di una società immobiliare dell’intera area espropriata dallo Stato a fine ‘800 e messa in vendita dall’Agenzia delle Entrate in epoche recenti.
Il progetto propone “la realizzazione di un Complesso turistico ricettivo …, diffuso ed eco sostenibile, immerso nella collina di Vallestrieri, costituito da n. 11 unità ricettive “Case per Vacanze” … con capacità ricettiva tra i 30 e i 38 posti letto ed ulteriori manufatti a servizio del ricettivo”: “reception-office-infopoint, ristorante, aree relax e wellness-spa, aree ludico-sportive, atelier culturali, aree di sosta e parcheggio dedicate e-car e e-bike, servizio navetta e-caddy”. È inoltre prevista la realizzazione di biolaghi (n.2) e piscina (n.1).
“L’intero perimetro del Complesso di Vallestrieri ha un’estensione di circa 12 ettari ed è suddivisa in due porzioni. Per la prima è previsto il mantenimento e la sistemazione dell’area boschiva preesistente e vincolata, per una superficie complessiva di circa 6 ettari e per la seconda il recupero agronomico vegetazionale, delle aree prevalentemente a valle che si sviluppano per ulteriori 6 ettari ca”.
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Estratto da una Tavola di Progetto (Elaborato Grafico agro vegetazionale di Recupero Agronomico) da cui si ricavano le aree che dovrebbero essere trasformate da bosco a coltivo, oltre al posizionamento delle unità recettive con la loro relativa area di pertinenza.
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Per valutare l’impatto generato dall’attuazione del progetto
dobbiamo anche considerare le “Opere di Urbanizzazione Primaria:
- Viabilità
pubblica e di uso pubblico, gli spazi complementari e relativa illuminazione
- Spazi di Sosta e
di Parcheggio …
- Rete Idrica e
Fognaria
- Opere per il
riassetto idraulico e idrogeologico per la messa in sicurezza delle aree urbanizzate
- Rete di
Distribuzione energia elettrica e gas
- Pubblica
illuminazione
- Spazi verde
attrezzato”.
Si tratta quindi di un progetto essenzialmente immobiliare
che trasformerebbe le odierne rovine in moderne strutture ricettive, con la
necessità di eliminare il bosco che le ingloba da decenni (6 ettari su 12),
trasformandolo in coltivi.
Il Progetto, sia nella relazione generale che in quelle
specialistiche, non parla mai di taglio del bosco, ma questo è ovviamente
necessario per circa 6 ettari di superficie destinata a ripristinare coltivi, della
cui natura però si è persa traccia visto che l’abbandono risale a circa 140
anni fa.
Cosa prevede l’approvazione del PUO e perché deve essere sottoposto a VAS
Il Piano Urbanistico Comunale del Comune di Lerici (PUC) classifica l’area come “PA.10” ovvero area di Presidio Ambientale, aree per le quali vengono definiti obiettivi e limiti, da tradursi poi in un Piano Urbanistico Operativo coincidente in questo caso con il Progetto del proponente. La normativa urbanistica e ambientale vigente in Liguria prevede che tutti i Piani debbano essere sottoposti ad una Valutazione Ambientale Strategica, a parte alcuni casi, come quello in cui il PUC sia già stato sottoposto a VAS (se il Piano Urbanistico ha già superato una VAS vuol dire che quanto è prescritto in esso è ambientalmente “sostenibile” per cui un PUO che ne rispetti norme e prescrizioni è da intendersi a sua volta “sostenibile”).
In questo caso il PUC del Comune di Lerici è stato redatto prima che entrasse in vigore la legge sulla VAS, per cui è sprovvisto di tale Valutazione. Gli elaborati progettuali invece paiono suggerire che il PUO non necessiti di VAS in quanto il PUC è stato sottoposto ad una Verifica di Assoggettabilità alla VAS; ma questo è avvenuto solo parzialmente, in merito all’applicazione del Piano Casa, per cui (anche se venisse riconosciuta tale Verifica) non sarebbe riferibile agli aspetti ambientali di interesse del PUO in questione.
Inoltre il PUO interessa una porzione di ZSC (Zona Speciale di Conservazione), per cui la VAS è ineludibile, accompagnata in casi come questo da una Valutazione di Incidenza che verifichi l’impatto su habitat e specie presenti nella ZSC. E dal momento che le ricadute ambientali del Progetto sono evidenti (taglio del bosco e riedificazione) non c’è clausola di esclusione che tenga.
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La linea rossa demarca la separazione della porzione a nord dell’area di progetto che ricade in ZSC, dalla porzione a sud che è ne rimane fuori. Notare che una porzione significativa del taglio del bosco avviene all’interno della ZSC. |
Una Valutazione Ambientale Strategica (con Relativa Valutazione di Incidenza) permetterebbe un’indagine ambientale molto piò approfondita di quella realizzata in fase di presentazione del Progetto e potrebbe anche attivare un’Inchiesta Pubblica, ovvero un percorso partecipato in cui i vari portatori di interesse (compresi Comitati e Associazioni) potrebbero portare i loro dati ed esprimere le loro posizioni (compreso degli scenari alternativi) all’interno del processo di approvazione.
Facciamo chiarezza sui vincoli
Occorre separare nettamente le opinioni (se si è o meno favorevoli al progetto) dagli aspetti normativi (il progetto è conforme a tutte le norme e vincoli insistenti su quell’area?)
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L’area di Progetto è completamente ricompresa nella vera e propria “Area Parco” (barrato verde, mentre le Aree Contigue sono in barrato rosso) e parzialmente coincidente con la ZSC Montemarcello (velatura bianca). |
Infatti, anche se il Progetto/PUO fosse coerente sia con il PUC che col il PdP (Piano del Parco) dovrebbe comunque essere verificato il rispetto delle norme che tutelano habitat e specie all’interno della ZSC. Ovvero: esistono delle Misure di Mitigazione, previste da Regione nel 2017, che sono state appositamente redatte per rispettare la disposizione dell’Unione Europea che con la Direttiva Habitat del 2006 ha istituito la Rete Natura 2000. In sintesi la UE, attraverso la collaborazione dello Stato e delle Regioni, ha identificato delle aree (ZSC) nelle quali sottoporre a tutela la biodiversità (habitat e specie che le caratterizzano) e che sono ricomprese in elenchi denominati Allegati.
Ma come è possibile che un progetto che rispetta PUC e PUO rischi di non venire approvato? Questa apparente contraddizione nasce dal fatto che in casi come questo sia il Piano Urbanistico che quello del Parco sono stati elaborati prima che diventasse vigente la Direttiva Habitat; ovvero prima che venissero istituite le Zone Speciali di Conservazione.
Perché non si è provveduto ad aggiornare subito PUC e PdP? In effetti sia il PUC che il PUO sono solo ora in fase di aggiornamento, ma questo avviene con notevole ritardo rispetto a quanto sarebbe previsto dalle norme di settore. Il Piano del Parco, approvato nel 2001, avrebbe dovuto essere revisionato integralmente entro il 2011; il PUC, approvato nel 2002, è solo ora in fase di completa revisione.
Cionondimeno le Direttive Comunitarie vanno rispettate e l’eventuale ritardo nell’aggiornamento dei Piani vigenti non può essere assunto come scusante. Tanto è vero che nei casi in cui ciò non avvenga l’Unione Europea può avviare una procedura di infrazione che può risultare in una pesante multa a carico della Stato inadempiente.
Il Parco, quale Ente Gestore della ZSC Montemarcello, deve quindi garantire l’applicazione delle Misure di Mitigazione attraverso lo strumento della Valutazione di Incidenza.
Perché il Progetto non appare coerente con le Misure di Conservazione della ZSC.
Le Misure di Conservazione vigenti si suddividono in tre tipologie:
- quelle comuni a tutte le ZSC ricadenti nella medesima area geografica (in questo caso Mediterranea)
- quelle specifiche per il sito, indipendentemente dall’habitat e dalle specie
- quelle specifiche per Habitat e specie
Nel caso della ZSC Montemarcello quelle specifiche per il sito vietano, tra l’altro:
- eradicazione di piante di alto fusto e delle ceppaie vive o morte nelle aree boscate, salvo che:
- gli interventi di eradicazione di specie alloctone invasive e/o
- interventi finalizzati alla conservazione di habitat o habitat di specie sottoposti a valutazione di incidenza e/o
- interventi previsti per motivi fitosanitari e/o di pubblica utilità”;
- trasformazione delle aree boscate e alterazione del sottobosco”.
Mentre quelle specifiche per l’Habitat 9340 (Leccete) prevedono, coerentemente a quelle generali per il sito, che la eventuale attività di selvicoltura sia svolta:
- favorendo la conversione dei cedui a fustaia disetanea e tutelando gli alberi vetusti e il legno morto;
- favorendo lo sviluppo di situazioni miste con altre latifoglie (in particolare roverella, orniello, carpino) e arbusti della macchia (Arbutus unedo, Viburnum tinus, Phillyrea latifolia, Pistacia terebinthus…) e con avviamento alla fustaia disetanea;
- prevedendo l’apertura di radure su superfici limitate, appositamente progettate per la conservazione di aspetti di transizione ed ecotonali (macchia, gariga e prati aridi) per la fauna
Lo scenario “ideale” ipotizzato nelle Misure di Conservazione è quindi molto vicino allo stato di fatto mentre appare significativamente distante da quello di progetto sia per la parte mantenuta a bosco (in cui è prevista una “pulizia” del sottobosco naturalisticamente non corretta) che, ovviamente, per la parte trasformata in coltivi.
Alcuni miti da sfatare
- Il presunto degrado del sito
Chi si esprime a favore del progetto lo fa anche in nome di un presunto degrado dell’area, esemplificato da concetti quali “l’abbandono di rifiuti” o in merito alla presenza di specie botaniche esotiche o invasive. In effetti, proprio per l’assenza di strade carreggiabili che penetrino l’area, questa non è affetta dal notevole problema delle “discariche abusive” che invece contraddistingue buona parte del territorio circostante. Infatti l’unica parte parzialmente gravata da questo impatto è la radura attorno all’unico edificio propriamente detto (“casa del cantoniere”), appunto perché servita da una strada sterrata.
Per quanto attiene alla qualità della vegetazione, anche qui si può dire che Vallestrieri (proprio perché il recupero della vegetazione spontanea è ormai di lunghissima data) sia territorio libero da specie esotiche invasive (es: robinia e ailanto) e che quelle invasive autoctone (come i rovi) caratterizzino pochissime aree aperte (ancora la radura sopra citata e l’estremo lembo occidentale, di più recente abbandono); mentre l’invasività di specie rampicanti come l’edera si realizza solo a “danno” delle rovine delle antiche case (come è normale che sia).
- “Chi si oppone al progetto preferisce il bosco ai coltivi”
Chi si oppone al taglio del bosco per aspetti di natura scientifica (in relazione alla sua vetustà ed al suo valore intrinseco - praticamente le solite motivazioni alla base delle Misure di Conservazione della ZSC, per cui criteri e dati oggettivi) tiene invece assolutamente conto del valore che possono assumere i coltivi “tradizionali” (quando frammisti ad aree a macchia e/o boscate) in merito all’incremento della biodiversità, associata com’è al fattore “eterogeneità ambientale”.
Da questo punto di vista, il recupero dei coltivi collinari è quindi auspicabile, e per raggiungere questo obiettivo non c’è bisogno del taglio del Bosco di Vallestrieri, visto che nell’area di terrazzamenti abbandonati in epoche anche recenti (e quindi facilmente riattivabili) ce ne sono davvero parecchi, alcuni dei quali strettamente prossimi al Bosco di Vallestrieri.
Il progetto Terre Incolte
A conferma della inconsistenza della motivazione “recupero dei coltivi” come punto di forza del Progetto di villaggio turistico vi è anche un lavoro prodotto negli anni scorsi da parte dello stesso Parco Montemarcello Magra-Vara.
Il Progetto “Terre Incolte” ha provveduto infatti a rilevare e cartografare le particelle di territorio meritevoli di recupero in base a una classificazione delle terre incolte, abbandonate o insufficientemente coltivate.
Nella cartografia prodotta sono state indicate 3 diverse situazioni:
- i boschi
- le aree ancora coltivate
- i coltivi abbandonati o insufficiente coltivati.
Nell'immagine sotto è stata riportata esclusivamente quest'ultima categoria.
L’area di Vallestrieri presenta una matrice boschiva (così classificata dallo stesso progetto Terre incolte) con piccole isole di coltivi abbandonati, mentre le aree da recuperare abbondano in altre parti del territorio del Parco.